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L'itinerario dello Spirito

L'itinerario dello Spirito:
"Eremo di San Girolamo, Abbazia di Sant'Emiliano in Congiuntoli, Badia di Sitria, Monastero di Fonte Avellana"
Se a piedi è possibile passare in una giornata soltanto per alcune abbazie, per chi fosse interessato ad un quadro completo ed esaustivo del fenomeno del monachesimo nella zona, si consiglia un percorso automuniti che partendo dall’Eremo di San Girolamo, continua verso Sant’Emiliano in Congiuntoli, da questo all’Abbazia di Sitria per giungere infine all’Eremo di Fonte Avellana.
Da oltre 1000 anni infatti, il territorio appenninico dell’Alta Umbria e della Marche è terra prediletta dagli eremiti. San Romualdo, San Pier Damiani, il Beato Tommaso da Costacciaro e il Beato Paolo Giustiniani, sono solo alcuni tra i nomi più illustri che hanno condotto vita solitaria in questi luoghi; il polo che va da Santa Croce di Fonte Avellana a Santa Maria di Sitria, da Sant’Emiliano in Congiuntoli a San Girolamo di Pascelupo, è riprova della singolare fioritura in questa zona di una forte vocazione cristiana-eremitica, favorita anche dalla capillare presenza di acqua, necessaria per scegliere il luogo dove far sorgere un monastero. Tra i nobili e gli appartenenti alle classi più agiate divenne frequente il desiderio di dedicarsi ad una vita votata a Dio ed alla sua contemplazione: la Chiesa li organizzò in comunità con regole ben definite che esercitarono un benefico influsso religioso e morale, mentre dal punto di vista economico notevole fu il loro apporto nell’insegnare a trarre il massimo dalla terra coltivandola con solerzia. Fondamentale per la trasmissione ai posteri del sapere fu l’opera degli amanuensi che trascrissero e conservarono nelle loro biblioteche importanti testi manoscritti.

Eremo di San Girolamo   Vai al sentiero >>

Abbazia di Sant’Emiliano in Congiuntoli.
Antica Abbazia benedettina situata lungo la strada che da Scheggia conduce a Sassoferrato, sorge sulla confluenza tra il Fiume Sentino e il Rio Freddo donde trae il nome di Congiuntoli (congiunzione). E’ dedicata ai Santi Emiliano e Bartolomeo e la sua costruzione risale presubilmente al sec.X; nel 1143 fu ristrutturata da Celestino II, la costruzione, in pietra bianca con due navate asimmetriche divise da colonne esagonali, con finestre ogivali, presenta tracce di affreschi con angeli e santi tra i quali spicca un gigantesco San Cristoforo. I monaci che l’abitavano erano figli spirituali di San Benedetto da Norcia e ne professavano la regola “ora et labora”; fondamentale era dare ospitalità specialmente ai poveri ed osservare il silenzio. Con la donazione, in tempi recenti, della struttura ormai abbandonata allo Stato, è stato possibile effettuare un restauro che ha ottenuto risultati lusinghieri.

La Badia di Sitria.

Sia il Monastero che la Chiesa  sono dedicati alla Madonna sotto il titolo di S. Maria di Sitria; l’Eremo fu costruito da S.Romualdo nel 1014, mentre intorno al 1018-1020 vi fondò il Monastero per il quale ebbe una particolare predilezione. Qui si fermò 7 anni nella sua cella dalla quale non uscì mai in osservanza della antica ascesi monastica. Sitria ebbe in possesso molte Chiese e le vennero aggiudicate possedimenti e ricchezze, ma con queste e soprattutto con l’avvento delle commende ( istituzioni venute in uso dal XV sec. in poi, consistenti nell’assegnare il titolo di abate non ad religioso interno al Monastero bensì ad un prelato o ad un laico esterno, che poi poteva tenere per sé i beni in esubero) venne la fine del Monastero. Gli abati commendatari durarono fino alla soppressione ordinata da Napoleone nel 1810; i beni di Sitria furono incamerati da Gregorio XVI sec., che li attribuì al Monastero di Fonte Avellana. Nel 1861 il Governo italiano soppresse i beni di Sitria e passarono in mano privata. La Chiesa diventò casa colonica e il fonte battesimale fu portato nella Chiesa di Isola Fossara nel 1580 dov’è tuttora e che subentrò a Sitria nelle “officine religiose”. La struttura della Chiesa è tutta in pietra squadrata con un’unica navata a botte, fu restaurata nel XVI sec. e nel 1972 per cura dei monaci di Fonte Avellana. E’ di linee eleganti, romanico-gotiche a croce latina con presbiterio elevato, al quale si accede con una scala di otto gradini a destra di chi entra. Sotto l’altare maggiore c’è una cripta romanica sorretta da una colonna con capitello tardo gotico. L’unico affresco presente nella Chiesa raffigura la Crocefissione. L’altare in travertino è formato da una pietra compatta e poggia su 14 piccole colonne. Sono scomparsi sia il campanile a vela con la campana che il ciborio.

Monastero di Fonte Avellana
“Tra due lidi d’Italia surgon sassi. E non molto distanti alla tua patria, tanto che i tuoni assai suonan più bassi; e fanno un gibbo che si chiama Catria, di sotto al quale è consacrato un Eremo che suol essere disposto a sola latria” (Dante, Paradiso, Canto XXI). L’origine di questo Monastero è probabilmente attorno al 997 quando Rodolfo di Gubbio costruì le prime misere celle; nel 980 San Romualdo prese parte alla fondazione, nel 1035 San Pier Damiani vi prese l’abito monastico, ne divenne priore nel 1043 rendendo Fonte Avellana un pulsante centro di vita Spirituale dell’Appennino Umbro Marchigiano.
Dante Alighieri fu ospitato tra queste mura che si distinsero per il prestigioso Scriptorium che ha conservato testimonianze preziose sulle vicende storiche locali; nel 300 l’Abbazia era in auge, ma già alla fine del secolo iniziò il suo declino che si protrasse fino al 1866 anno in cui sopraggiunsero le soppressioni del Governo Sabaudo. I Monaci tornarono nel 1935: innumerevoli furono gli uomini elevati agli altari provenienti da Fonte Avellana, tra i quali 5 Papi. L’architettura della struttura è piuttosto articolata e comprende una vasta foresteria per l’accoglienza dei visitatori, la Chiesa e l’Eremo, zona di clausura per i monaci: la Chiesa, a navata unica con transetto, è coperta da una volta a botte ogivale, con transetto e presbiterio molto sopraelevati rispetto alla navata per dare spazio alla sottostante Cripta, risalente all’epoca di San Romualdo. Tra gli ambienti degni di nota, la cosiddetta Sala di San Pier Damiani, la biblioteca Dante Alighieri con oltre 10000 volumi, l’antico Scriptorium; sul Chiostro, di forme romanico-gotiche, si aprono la Sala Capitolare ed il Refettorio restaurato nel 700 in forme barocche che stridono con quelle austere del circostante insieme medievale. Qui sono conservati anche pezzi notevoli di arte bizantina ed un sontuoso leggio del XVII sec.

 

Piccolo glossario esplicativo
Abbazia: comunità autonoma di religiosi, governata da un abate o da una badessa; per estensione definisce il complesso degli edifici appartenenti alla comunità abbaziale.
Eremo: letteralmente significa luogo solitario ed è l’abitazione dell’eremita, cioè del religioso che vive in solitudine.
Cenobio: dal greco “koinobios” significa luogo di vita comune dunque indica una comunità di religiosi.
Monastero: complesso ospitante una comunità di religiosi che conducono vita in comune, secondo le regole del loro ordine; di solito si applica alle fondazioni benedettine o da queste derivate.
Convento: dal latino”Cum-venire” significa venire ad unità cioè luogo in cui vive una comunità di religiosi. Si applica agli ordini mendicanti ( francescani, domenicani, agostiniani).
Casa: è il termine utilizzato dagli ordini fondati dopo la controriforma per indicare la loro sede comunitaria (es. Gesuiti)