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Sigillo

LA STORIA
Sigillo ha radici lontanissime che affondano nelle antiche popolazioni umbre che popolavano l’Italia Centrale prima ancora dell’arrivo degli Etruschi e dei Sanniti. Con l’avvento dell’Impero Romano, divenne municipium, situato al 200° km. Della strada consolare Flaminia alla quale lega da sempre le sue alterne vicende. Quando venne meno lo scudo di Roma, subì le successive invasioni dei barbari e si trovò testimone del decisivo scontro tra i domini Longobardi e Bizantini nel 534 d.c. tra Totila e Narsete che si fronteggiarono in questa fascia di territori. Scomparve nel turbine delle invasioni barbariche, come del resto accade per tutti gli altri centri abitati lungo la Flaminia per poi risorgere riedificato intorno al 1274, anno in cui Sigillo cadde sotto il dominio di Perugina che ne fece una sua fortificazione, realizzando il passaggio di quella comunità da villa a castrum, che restò sotto il territorio perugino fino all’epoca napoleonica. Fu sconvolta nelle lotte per il potere tra Comuni. Ducati e Signorie, conobbe le campagne napoleoniche fino alle vicende che riguardarono l’unità d’Italia.

LA CITTA’ , LA CULTURA E L’ARTE

Sigillo conserva i caratteri di borgo medievale: una chioma di case addossate le une alle altre, di pietra scabra dal colore rosato con i tetti dai coppi grigio-rossastri. Al centro la Piazza, graziosa e raccolta, che con i lastroni di pietra rosa d’Assisi e le composizioni geometriche in travertino accoglie la pesante copertura circolare di un antico pozzo e fa sfondo all’edificio del Palazzo Comunale del XII secolo e alla sua torretta con la campana grande, antica del tempo dei Priori e degli Statuti. Nelle vicinanze della Piazzaci sono due splendide ed antiche chiese: la Chiesa di S.Andrea e la Chiesa di S.Agostino. La prima ha origini lontanissime di Pieve, anteriori al periodo feudale, ed ha subito nel corso dei secoli profondi cambiamenti e ricostruzioni. L’edificio attuale che risale all’800, accoglie la Tela del Rosario del XVI sec. Con la Madonna e il Bambino ed un coro in noce seicentesco.
La Chiesa di S.Agostino del 700 fu invece costruita sulle fondamenta dell’antica chiesa di S.Caterina, di cui oggi rimane la sola cripta medievale, restaurata dall’Amministrazione Comunale e adibita oggi a centro culturale. All’interno di S.Agostino  l’unico lavoro che l’insigne pittore sigillano Ippolito Borghesi vissuto nel 600, ha lasciato al suo paese natale: la tela dell’Annunciazione.
Altre due Chiese meritano attenzione: l’antico Oratorio di S.Anna e la Chiesa di S.Maria Assunta di Villa Scirca. L’Oratorio è uno scrigno, quasi una Porziuncola affresacata da Matteo da Gualdo nel 400 e la cui facciata fu lavorata dal raffinato lapicida-scultore Michelangelo da S.Pellegrino di Gualdo; la Chiesa di S.Maria Assunta antichissima del XIII sec. Ed anch’essa affrescata da Matteo da Gualdo, ospita un antico reperto romano, un parallelepipedo di breccia cementata, alto più di un metro, che ha nella parte superiore una cavità conica: quasi un cippo votivo o una base d’altare pagano. Del resto il territorio circostante è ricco di reperti risalenti all’epoca romana come lo splendido ed imponente Ponte Romano, pressoché intatto, sopra il torrente Fonturci, poco fuori Sigillo lungo la via Flaminia.

IL PONTE ROMANO

Dopo la battaglia di Sentino, i Romani fondarono la colonia di Sena Gallica (283 a.C.) e i collegamenti con la costa adriatica avvenivano tramite una via veloce, preesistente, già utilizzata dagli Antichi Umbri e dai Piceni. La più antica ed esatta testimonianza sul tracciato della Via Flaminia Consolare attraverso l’Umbria è di Stradone, l’insigne geografo greco che visse dal 63 al 19 a.C. La Flaminia è stata iniziata intorno al 223 a.C. (secondo Paolo Festo e Stradone) e completata nel 210 a.C. per interessamento del censore Caio Flaminio, morto due anni dopo nella battaglia del Trasimeno (217 a.C.). L’imperatore Augusto, nel “Monumentum Ancyranum”, che è il suo testamento, si attribuisce il merito di aver ricostruito tutti i ponti della Flaminia, tra Roma e Rimini. E’ proprio poco fuori Sigillo, sopra il torrente Fonturci, c’è uno di questi imponenti ponti augustei, il Ponte Spiano, in massi di pietra corniola, lungo 32 m. e largo sulla volta 3,25 m.. E’ un ponte completo, un capolavoro d’arte che chiunque si trovi a percorrere la Via Flaminia può ancora
Oggi ammirare. E’ costruito in file che variano da m.0,30 a m.0’85 di altezza. I blocchi superano un metro di lunghezza e non sono collocati secondo un ordine determinato. L’unico di 13 massi a cuneo è sostenuto da un pilone massiccio, con la caratteristica che i blocchi più bassi sono tagliati in forma pentagonale, per adattarsi alle file del muro verticale. Soprattutto è il monumento che rappresenta con la sua presenza l’identità di municipium romano dell’antica Suillum, (retto dai duoviri, con il collegio dei magistrati quattuoviri) e di antico e fondamentale collegamento tra il Tirreno e l’Adriatico. Nel territorio di Suillum si trovava infatti la nota “statio” della Via Flaminia, Helvillum, da cui partiva una diramazione che attraversando le nostre montagne, conduceva ad a Ancona e che rimase funzionante per molti secoli fino all’inizio del 900, chiamata del “Postiglione”.

LA NATURA, L’ACQUA E LA MONTAGNA: il fascino di paesaggi millenari
Sigillo è la sede del Parco Naturale Regionale del Monte Cucco, costituitosi nel 1995, che comprende il territorio della Regione Umbra posto al confine nord-est, delimitato dal crinale dei monti Appennini su cui svetta il Cucco (m.1566), dal percorso storico della Via Flaminia e dai fiumi Sentino e Chiascio.
Il paesaggio offerto dal Massiccio del Monte Cucco ha un andamento variegato: valli rinserrate che si inseguono con guglie, pinnacoli e terrazzamenti, con canaloni e gole, le forre millenarie che lo rendono aspro ma anche dolci e morbidi pendii con conche e valli ridenti.
In questo ambiente naturale superbo si alternano boschi suggestivi di faggete secolari dall’altissimo fusto e di lecci dominano rupi e pareti calcaree. E’ l’ambiente che accoglie la “Madre dei faggi”,, una faggeta, tra le più antiche d’Italia, estesa per 30 ettari ad una quota di 1000 m.s.l.m. con la presenza di piante di Faggio Fagus Selvatica di dimensioni maestose, spesso accompagnate da grossi esemplari di  Agrifoglio Ilex Aquifolium; addirittura sembrerebbe che in questa “nicchia” si siano conservati elementi di vegetazione montana appartenenti ad un passato molto remoto, preistorico. L e chiome dei faggi occupano posizioni diverse nello spazio, la luce entra in posizioni differenti, e di conseguenza lo stato arbustivo ed erbaceo comprende un maggior numero di specie; sotto le faggete ci sono tanti piccoli fiori: violette, ciclamini, primule, anemoni e perfino bucaneve. I grandi prati, poi, che si aprono sulle sommità  più elevate, accolgono narcisi e croci viola e gialli, ma anche deliziosi cespugli di rose canine,orchidee, nontiscordadimè e le fragoline selvatiche e dolcissime.
La vita che popola questo scenario di ambienti variegati e antichissimi è rappresentata da un indice di biodiversità notevole: il lupo predatore, le volpi insieme ai tassi, alle faine alle donnole; gli scoiattoli, i ghiri e i moscardini; e tanti uccelli comprese le coturnici delle cime più alte e l’aquila reale, e il falco pellegrino. E’ il territorio delle acque sotterranee, dei corsi d’acqua incontaminati limpidi e ossigenati e delle sorgenti, che sono ombreggiati dai salici, dalle piante di nocciolo e dall’olmo montano e che ospitano la trota fario,il gambero di fiume e il tricottero troglofilo, un piccolo animaletto talmente raro e particolare da richiedere per la sua sopravvivenza solo ed esclusivamente un ambiente acquatico di purezza assoluta.
E se si parla di corsi d’acqua non si può non citare quello che è forse il più importante fra tutti: il torrente Scirca. Ha origine nel ventre  del Monte Cucco, come la maggior parte della rete idrica superficiale, nasce a 576 m. e le sue acque vengono captate per rifornire uno dei più grandi acquedotti dell’Umbria, quello di Villa Scirca appunto che con la sua portata massima di 115 litri al secondo rifornisce la città di Perugina, nonché i Comuni di Sigillo e Costacciaro.

LA GROTTA DI MONTE CUCCO
Monte Cucco è anche e soprattutto la Grotta, il fenomeno carsico più imponente con il suo sistema sotterraneo vastissimo che si estende per oltre 30 km., raggiungendo la profondità massima di 923 m. e che per lungo tempo è stato il sistema carsico più grande e profondo d’Italia. Oggi si conoscono tre ingressi, tutti posti nel versante nord orientale del Monte Cucco: l’Ingresso Principale a quota 1390 m. il Pozzo del Nibbio a quota 1509 m. (si apre praticamente sulla cima del Cucco) e l’Accesso verso Pian delle Macinare a quota 1395 m.
L’Accesso principale, dopo un pozzo di 27 m. di profondità permette di raggiungere una serie di grandissimi saloni in rapida successione: la Cattedrale, la Sala Margherita, il Giardino di Pietra, la Sala del Becco, la Sala delle Fontane, la Sala Simonetti, le Condotte Termali, la Sala Terminale con la possibilità di ammirare le spettacolari formazioni stalattitiche e stalagmitiche incredibili ed imponenti, dove ogni goccia ha ripetuto per centinaia di migliaia di anni il suo lavoro di deposito di cristalli e candide colate. E’ indubbiamente il regno degli studiosi di idrologia sotterranea, della speleogenesi e di tutti quegli appassionati, desiderosi di cimentarsi con uno dei più strabilianti fenomeni carsici conosciuti.

LA FORRA DI RIO FREDDO

Il Massiccio del Monte Cucco è una delle poche zone appenniniche che possiede, a quote elevate, un corso d’acqua perenne, Rio Freddo, che segna profondamente quasi tutto il versante orientale della catena, anche con profonde gole, come quell’imponente fenomeno di corrosione-erosione che è la Forra di Rio Freddo. Una faglia di grande rigetto che interrompe bruscamente il letto impermeabile del Rio, facendo affiorare il Calcare Massiccio come una muraglia che sbarra la valle. Il lento lavorio del corso d’acqua ha fatto sì che l’ostacolo venisse “tagliato” dall’alto verso il basso per chilometri di lunghezza e per una profondità che può raggiungere anche i 200 m. Tra le alte pareti il Rio Freddo si approfondisce per oltre 400 m. di dislivello, dando origine a cascate, rapide, profondi bacini, meandri strettissimi dove a malapena filtra la luce del sole. Nella Forra il paesaggio è primordiale e ogni passaggio richiede una preparazione e una attrezzatura specifica. In questo canyon è nato il “torrentismo” umbro con la prima discesa , del 1956, degli speleologici del CAI di Perugina.

GLI SPORT

Non solo speleologia però: anche il trekking e mountain bike, lungo percorsi di grande suggestione e il torrentismo sempre più praticato soprattutto dai giovani, che trova nella Forra di Rio Freddo passaggi e discese da brivido con le rocce sedimentarie antichissime e scavate dal corso d’acqua perenne e freddissima.
Il Monte Cucco è pio, dal 1980, uno dei campi di gara più frequentati dai piloti di Volo Libero di tutto il mondo. E’ una delle poche località dove si disputano competizioni nazionali ed internazionali di volo di alto livello tecnico. Sigillo è il Comune dove si organizza e si disputa regolarmente una competizione internazionale “IL TROFEO MONTE CUCCO”, che vede la partecipazione di numerosissime nazionali straniere, Monte Cucco può contare su un’orografia non particolarmente aspra che riduce la possibilità di forti turbolenze, condizioni meteo quindi estremamente favorevoli con una buona presenza di tecniche con fenomeni di convergenza, che innescano un vero e proprio lungo “corridoio” di ascendenza, grazie al quale è possibile effettuare importanti gare di distanza. Non a caso molti fly-records sono stati ottenuti dai decolli del Monte Cucco. I decolli permettono inoltre di effettuare un’unica quanto mai spettacolare pratica di volo, il “top”: decollo e atterraggio nello stesso lungo. La consolidata e riconosciuta esperienza e capacità dell’organizzazione delle gare di volo, insieme alle particolari caratteristiche orografiche hanno permesso all’Aeroclub d’Italia ed alla Federazione Italiana di Volo Libero di disputarvi nell’estate del 1999 i CAMPIONATI MONDIALI DI DELTAPLANO.

I PRODOTTI TIPICI E LA GASTRONOMIA
Il prodotto tipico non è solo un prodotto alimentare: è un prodotto della natura e della cultura del territorio dove nasce. Ed il territorio viene così raccontato attraverso il vissuto, passato e presente, fondato sui valori che sono propri ed a volte esclusivi, di quel luogo.
Così l’allevamento di bovini da carne, le produzioni ovine che mantengono un alto grado di qualità dovuto alla naturalità dei pascoli, così come le coltivazioni di cereali (farro, mais ed orzo) e legumi (ceci, lenticchie e la cicerchia del Monte Cucco) rappresentano un valore ed una ricchezza peculiari di questo territorio ed anche una forma di conoscenza dei sapori, dei luoghi delle storie e delle culture della gente che vi abita. La produzione dei formaggi tradizionali come il pecorino e il delizioso formaggio di fossa che richiama antichissime tradizioni lattiero-caseario sono caratterizzate quindi da una qualità costante di alto livello che viene tramandata da ricette millenarie rimaste inalterate. E dicevamo di legumi e cereali con una menzione speciale per la cicerchia del Monte Cucco: fino a qualche decennio fa a primavera inoltrata si seminavano fagioli, ceci,cicerchie, generalmente tra il granturco, sfruttando lo spazio esistente tra un solco e l’altro. In agosto si raccoglievano gli arbusti carichi di baccelli e si appendevano su pareti assolate fino a che fossero pronti per la battitura. Una volta battuta, la cicerchia veniva pulita e le ultime pule del baccello spezzato si disperdevano al soffio  della brezza pomeridiana, quando la cicerchia veniva ventilata manualmente all’ombra di grandi olmi o querce. Oggi la cicerchia, cereale a rischio di estinzione, è oggetto di rinnovato interesse da parte di cuochi, e di aziende biologiche che promuovono la riscoperta riproponendola in sostituzione dei fagioli in vari piatti che riscuotono grande successo, come le deliziose zuppe calde.